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DON JOSÈ E L’ATTERRAGGIO DELLA SFERA DI BUGA: parla il primo testimone

Ci sono esperienze che segnano un punto di svolta non solo nella vita di chi le vive, ma nell’intero cammino dell’umanità. La vicenda di Don José appartiene a questa categoria. Un uomo semplice, commerciante di arachidi, che in un giorno apparentemente ordinario ha incontrato qualcosa che va oltre ogni spiegazione comune: una sfera metallica, capace di muoversi con velocità e traiettorie impossibili e di lasciare segni tangibili sia sull’ambiente che sul suo corpo.
Il 2 marzo, nei cieli di Buga, in Colombia, quell’oggetto ha attraversato la città con movimenti sorprendenti, fino a toccare i cavi dell’alta tensione e generare una potente scarica elettrica. Da quel momento, la vita di José è cambiata per sempre: la sfera che sembrava perdere energia, le incisioni enigmatiche sulla sua superficie, l’aumento inspiegabile del suo peso e, soprattutto, i disturbi fisici che José ha sperimentato dopo averla toccata – nausea, cefalee, perdita temporanea delle impronte digitali. Un’esperienza al confine tra scienza e spiritualità, tra tecnologia sconosciuta e chiamata interiore.
Ciò che rende questa storia ancora più straordinaria è la scelta di José: non trattenere quell’oggetto come un bene privato, ma consegnarlo affinché potesse essere studiato e compreso. Non la venalità, ma la verità come valore supremo.
E allora ci chiediamo: chi o cosa ha guidato quella sfera? Perché è scesa proprio ai piedi di una croce monumentale su una collina ornata di spine, in una città che ospita il Cristo dei Miracoli? Quale messaggio vuole trasmettere questo evento che unisce Cielo, Terra e coscienza umana?
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